Quando un evento sconvolse la mia giornata e, da quel giorno, la mia vita.
Entrò Juliette.
Una carica di energia e di calore fuori dal comune.
Veniva a richiedere l’uso della palestra della scuola per danzare .
Mi guarda, mi sorride, mi chiede come mi chiamo e mi dice “Fronca” ( così’ mi avrebbe chiamato da quel giorno con un singolare accento francese ) vieni anche tu con noi , ti piacerà .
Ed io,che sono curiosa, andai.
Juliette a poco più di 50 anni si era ritrovata senza marito, senza soldi e si arrangiava per vivere facendo l’unica cosa che sapeva fare.Danzare .
Le sue origini hawaiane le furono di aiuto per improvvisare una professionalità che non c’era, avendo un senso del ritmo fuori dal comune.
L’energia era la sua , di Juliette, e ne aveva da vendere.
Non mi accorsi della stanchezza che la stava invadendo perché stavo per andare a vivere in un’altra città ed ero troppo distratta dai preparativi.
Ci scrivemmo per pochi mesi.
La mano tremante, con cui scriveva parole che cercavano di rassicurarmi sul suo stato di salute , era attaccata perennemente ad una flebo.
L’ho conservata nel cesto dei colori, cioè con le cose a me più care.
Non ho mai voluto sapere quando fosse successo , ho un rapporto pessimo con il lutto.
Per tanti anni ho rimosso il ricordo.
Ieri ho cercato la lettera, l’ho riletta , ho dato il fiore a mia figlia Nico e ho deciso che era venuto il momento di ricordare Juliette.
E l’ho fatto pubblicamente, perché questo le dovevo.
( nella foto Juliette è al centro tra le allieve del 2* anno )
